Subito pensiamo all’hotel con SPA incastonato tra le Dolomiti o al resort in riva al mare. Questo è il benessere nel nostro immaginario collettivo. La Salute – quella con la “S” maiuscola” – viene dopo anche per i motori di ricerca come Google. Inseguiamo il nostro benessere, lo desideriamo, per noi e le persone che amiamo. Appena ci è possibile “stacchiamo la spina”: vacanza di tre giorni last minute prima di tornare di nuovo in pista. Ma è davvero tutto qui?

2020. Una nuova definizione di salute?

L’emergenza sanitaria COVID-19 sta riscrivendo le nostre vite. Proviamo ad essere più “smart”, ancora più connessi, cerchiamo nuove funzionalità per semplificarci la vita. Facciamo un po’ di digital gym. Di necessità virtù. Ci alleniamo a casa grazie alle App e ai social. Seguiamo i consigli degli Insta-trainer e facciamo pure digital fitness grazie alla realtà aumentata. Lucintel – società statunitense che si occupa di consulenza ed indagini di mercato – prevede che il valore globale del fitness digitale raggiungerà circa 27,4 miliardi di dollari entro il 2022 con un tasso di crescita annuo del 32,6% anche grazie alla vendita di dispositivi per l’automonitoraggio e la registrazione delle attività quotidiane, del peso, del sonno senza dimenticare ovviamente lo sport.

Uno scenario globale sostenuto da precarie certezze sembra oggi identificare una nuova definizione di salute che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconduce allo “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”. Parole che risalgono all’entrata in vigore della Costituzione dell’OMS. Era il 7 aprile 1948.

“L’ariete” Machteld Huber

Nel 2011 la ricercatrice olandese del Louis Bolk Instituut Machteld Huber tenta di scardinare questo paradigma. Secondo la Huber ed il suo gruppo di lavoro la definizione di salute proposta dall’OMS è oramai obsoleta e non più adatta al suo scopo. L’accento non è più sul “benessere totale”, ma sulla persona-paziente. Salute diventa allora “la capacità di adattamento e di auto gestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive”, (How should we define health?, Huber et al., 2011). Le risorse interne ad ognuno di noi come la motivazione diventano benzina super per superare ostacoli, condizioni debilitanti e magari irreversibili. Un esempio? Gli atleti paralimpici prototipi del “resisto dunque sono”: un mantra che sembra scritto nel DNA del genere umano. D’altronde se ci guardiamo indietro persone come noi hanno saputo resistere a predatori, catastrofi naturali, pandemie e incidenti di percorso. Non avevano internet né il 5G.

Cambiamenti

“Se si riuscisse a dare a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico avremmo trovato la strada per la salute”. “Tutte le parti del corpo che hanno una funzione, se usate con continuità e moderazione, si sviluppano e invecchiano lentamente. Il loro non uso comporta altresì la predisposizione alle malattie, un ritardato accrescimento e un precoce invecchiamento”. Ippocrate ci vedeva benissimo già 300 anni prima di Cristo. Non si tratta solo di prevenire il disagio. Prendersi cura di sé stessi è senza dubbio la strada per vivere una vita piena e felice, contribuire a far star bene le persone attorno a noi ed essere promotori di uno stile di vita sano ed equilibrato. Non si tratta di vendere qualche strana ed ambigua pozione, ma di essere protagonisti responsabili di un cambiamento.

“Se si riuscisse a dare a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico avremmo trovato la strada per la salute”.

 Ippocrate, 300 a.C.